MOTORI
IMGP: A volte Pubblico-Privato è meglio ... se scegli le persone giuste
Scritto il 2014-04-30 da Roberto Pagnanini su Infomoto3

Fonte: archivio infomotogp

La vittoria di Romano Fenati al termine del Gran Premio della Repubblica Argentina, corso nel week end appena trascorso, ha senza ombra di dubbio riacceso entusiasmo nei tifosi ed appassionati italiani di motociclismo che, da tanto, troppo tempo, non vedevano sventolare un tricolore sul pennone più alto del podio, ed anche se l'inno di Mameli è stato sostituito dalla Marsigliese, noi non ci faremo, per cosi poco, rovinare la festa ...

Questa vittoria però, ci da anche lo spunto per alcune riflessioni che vengono da lontano; una considerazione in ogni caso la si deve prendere subito per buona e cioè che, il buon Fenati, se pur maturato e cresciuto negli ultimi due anni, era pronto per vincere anche nel 2012 quando appunto il suo GP, quello di Jerez, lo aveva portato a casa.

Cosa è cambiato dunque? Non molto si fa per dire, soltanto la squadra, la moto, il capotecnico, il team manager, il "privato" contro il "pubblico" ... Valentino Rossi contro la FMI.

Non c'è polemica in questa considerazione, c'è soltanto lo stato dell'arte e la vittoria di Romano Fenati non fa altro che confermare, purtroppo, che il Progetto Team Italia non sembra decollare adesso come non lo ha fatto in passato, e per passato non intendiamo gli ultimi due anni, ma già da quando riapprodò nel mondiale nel 2011 sulle ali del progetto JGP Racing Team.

Il pilota ascolano vinse appunto a Jerez de la Frontera dopo aver colto un secondo posto in Qatar nella gara di apertura del Motomondiale; è vero, era tutto nuovo, anche la Moto3 lo era, ma lui c'era, e c'era anche quando conquistò il suo primo podio a Misano nel CIV nel 2010, c'era lui  ed il suo talento. 

Adesso però Romano, preso in dote da Valentino insieme a un altro pilota di buone qualità come Bagnaia, finito al tempo con non poche forzature nella squadra azzurra, può contare su ciò che serve veramente ad un giovane per crescere e cioè, una buona moto, un capo tecnico di esperienza, e Rossano Brazzi ne ha da vendere, ed una struttura con un management da fare invidia.

Ma lo stesso si può dire dell'ottimo lavoro portato avanti da Fausto Gresini e dal suo team con Niccolò Antonelli ed Enea Bastianini; ma non ci volevano ne Fausto ne Valentino per capire questo, ci voleva solo il buon senso.

E non deve essere neppure una questione di soldi se è vero che la Federazione nostrana ha sempre sostenuto che il Progetto Team Italia è un progetto a costo zero e, avendo sulle carenature sponsor importanti, si presuppone che il costo zero non incida sul budget necessario per ottenere il massimo risultato e, per massimo risultato si intende vincere; si vincere, perché se a De Coubertin bastava partecipare, ai piloti forse no e non ci si venga a dire il contrario perché il Team Italia degli anni '80 portava a casa i titoli mondiali!

Verissimo, e con molta onestà bisogna riconoscerlo, che a livello di esperienza Andrea Locatelli e Matteo Ferrari, se pur talentuosi, non sono paragonabili a Fenati cosi come, almeno per il momento neppure le Mahindra sembrano poter impensierire le KTM; ma allora quale è il senso di questo progetto? Solo traghettare piloti dalla rive dell'Adriatico al mondiale per poi darli in gestione a team "privati" (Team Sky VR46 ad esempio) intesi come alternativa al "pubblico" (FMI)?

Allora nasce spontanea una domanda: non sarebbe forse meglio investire lo stesso budget, sicuramente molto importante sennò il mondiale non lo corri, spalmandolo su più ragazzi al posto di concentrarlo solo due piloti, se poi il loro destino è comunque quello di andare a correre, e vincere se possibile, in un team differente? Una sorta di "pubblico-privato" contro la crisi direbbe qualche economista ... con una azione di controllo vero sule attività svolte, lasciando fare il lavoro a chi il lavoro lo sa fare?

Il Team Italia non può essere solo un'operazione per dare visibilità e da questo trarne consensi, deve essere prima di tutto un progetto sportivo con investimenti proporzionati ai risultati perché, mentre per un privato imprenditore fare e gestire comporta dei rischi anche economici pagati in prima persona, per quella che è a tutti gli effetti una struttura pubblica, tutto questo si trasforma in un danno per molti. 

Ora però c'è anche un'altro aspetto della situazione e cioè che Valentino sembra abbia preso molto a cuore la situazione del vivaio nazionale; Fenati, Bagnaia e Morbidelli nel mondiale, Migno, Bulega e Luca Marini nel CEV, e non nel CIV  e ci sarà un motivo, la dicono lunga sulle sue reali volontà del pluri campione mondiale che guarda lontano; oltre al danno infatti, ci potremo trovarci di fronte anche alla beffa perché se a qualche talentuoso pilotino nostrano in erba, gli venisse proposto di correre nel Team Italia o nel VR46, secondo voi cosa sceglierebbe?

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