MOTORI
IMGP: Top Gear rimette Stoner in sella
Scritto il 2013-03-10 da Flavio Felsina su Infomotogp

Fonte: Motocuatro.com

Casey Stoner è tornato in moto, solo per poco però. L'asso australiano della MotoGP, passato quest'anno alle quattro ruote in patria nel campionato V8, ha preso parte insieme al pilota F1 Marc Webber e al vicecampione del campionato V8 Jamie Whincup, sulle rispettive auto da corsa.

La notizia, che arriva dagli amici di Motocuatro.com, vede anche Stoner in moto, ma non con la sua RC213V. Stavolta Stoner ha usato in pista contro i bolidi a quattro ruote una Honda CBR 1000 RR ultimo tipo, che ha pur sempre circa 180 cavalli.

L'evento era organizzato dalla popolarissima trasmissione della BBC, Top Gear. Con i piloti in pista c'erano anche due dei tre presentatori, James May e Jeremy Clarkson. La puntata andrà in onda in Inghilterra nelle prossime settimane.

La salvaguardia del figliol prodigo Marquez prevarica anche ciò che sarebbe stato il più clamoroso ritorno alle corse nella storia della MotoGp per un operazione sportiva e mediatica d'impatto globale. Parliamo di Casey Stoner, che avrebbe espresso alla Honda la volontà di scendere in pista in Texas al posto di Pedrosa (fuori a tempo indeterminato per risolvere la sindrome compartimentale all'avanbraccio appena operato ndr) ma il colosso di Tokyo non ha accolto la richiesta dell'australiano. "Mi dispiace ma non sarò al Circuito delle Americhe. Sarebbe stato un onore correre per Dani, ma si vede che non era cosa". Questo il Tweet del due volte campione del mondo dal quale traspare un certo rammarico ed una profonda delusione. Molti pensavano che il fuoriclasse di Kurri Kurri avesse trovato la sua dimensione (e forse la felicità che gli è sempre mancata) nel suo Ranch "Down Under" e nelle lunghe sessioni di pesca negli straordinari paesaggi argentini dove si trovava fino a pochi giorni fa. Ma evidentemente, il richiamo della competizione (Stoner correrà con la Honda la 8 Ore di Suzuka a Luglio ndr) non è mai scomparso del tutto. Livio Suppo, Manager Hrc e l'uomo che ha lanciato Stoner in Ducati per poi portarlo alla definitiva consacrazione in sella alla Honda, ha confermato la trattativa e spiegato i motivi per cui il grande ritorno non è andato in porto: "A Casey avrebbe fatto piacere ma non era il caso. Abbiamo iniziato il campionato con un quinto posto invece della vittoria ed è meglio se restiamo concentrati. Il ritorno di Stoner sarebbe stato bellissimo per i tifosi ed è vero che Casey continua a fare delle prove per noi. Però non conosce la pista ed i fans lo avrebbero voluto subito davanti; aspettativa eccessiva perche ormai il livello è altissimo. Quindi meglio di no, per noi tutti". Forse ha ragione Suppo, ma più che la tutela di Stoner (che comunque, anche senza conoscere le curva del Cota avrebbe avuto tutte le carte in regola per fare meglio di Aoyama ndr) la Honda sembra intenzionata a proteggere la tranquillità emotiva e psichica di Marquez. Che ci sta, perchè lo spagnolo, giustamente, è il Re indiscusso del team. Però è ugualmente un peccato. Assistere ad una eventuale battaglia tra Marc, Casey, Valentino e Jorge sarebbe stato infatti un qualcosa di epico.

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"Non possiamo avere una regola per uno e altre per qualcun'altro a seconda della taratura del personaggio. E quindi - con grande rammarico -  sono costretto ad annunciare che non rinnoveremo il contratto a Jeremy Clarkson". Le parole di Tony Hall - Direttore Generale della BBC - sanciscono la fine della prosperosa ed esilarante era Clarkson nella trasmissione Top Gear, che tornerà in onda nel 2016  senza la sua stella più luminosa e presumibilmente senza i suoi due compagni di avventure Richard Hammond e James May, che, tetro in volto ha detto: "Noi tre siamo un unico insieme, e funzioniamo per complesse ragioni troppo difficili da spiegare e che per altro molta gente non capisce". La scelta della BBC ha suscitato polemiche e punti interrogativi. Top Gear è uno show planetario, visto da più di 350 milioni di persone con introiti relativi allo sfruttamento del marchio di oltre 50 milioni di sterline. Ma l'integrità ed il codice etico - almeno in'Inghilterra, paese con la più antica democrazia del mondo - vengono prima dei guadagni e per quanto impopolare sia stata la scelta di licenziare Jeremy, bisogna riconoscere che quella della BBC è una grande lezione di civiltà che denota una politica interna rigorosa, coerente ed estranea al concetto di figli e figliastri. La questione Clarkson - già sotto scrutinio prima delle vicende più recenti - è sopratutto morale. Jeremy, ancora prima del "fracas-gate" (pugno in faccia e insulti ripetuti al produttore Oisin Tymon, reo di non aver fatto trovare un pasto pronto ai conduttori dopo una giornata di riprese nello Yorkshire) era già in bilico. Troppi episodi al limite, troppe dichiarazioni offensive e politicamente scorrette. Che da una parte erano la grande forza di Clarkson e l'espressione di un particolare modo di essere che ha fatto sganasciare miliardi di persone, ma dall'altra rappresentavano un costante imbarazzo per l'emittente pubblica. Mesi fa la BBC aveva infatti intimato al suo conduttore più famoso di attenersi a comportamenti più consoni e rispettosi. Insomma Clarkson era al corrente della situazione "ultima chance" e dopo il pugno rifilato al produttore l'emittente britannica - già sotto scrutinio sul tema norme comportamentali dei suoi stipendiati più importanti fuori dal video - spiega di non avere avuto scelta. In realtà la BBC ha scelto di non avere scelta. Ed ha preferito indagare piuttosto che insabbiare, nascondere e trovare un modo per non privarsi della personalità che ha reso Top Gear una delle trasmissione d'intrattenimento più divertenti, originali e seguite del mondo. Una linea di condotta nobile, integerrima ed inflessibile, che purtroppo nulla sottrae alla tristezza di non avere più Clarkson, May ed Hammond come compagni di sorrisi e svago la domenica sera. Top Gear con "Jezza" era sinonimo di leggerezza, gioia, allegria. Era un grande antidoto alle fatiche ed ai problemi quotidiani. Per molti di noi era una sorta di religione che per oltre una decade ha raccontato l'automotive con uno stile che nessun potrà mai emulare. Finisce un'epoca. Top Gear non sarà più lo stesso "And on this bombshell it's really time to end. We wont' see you next week Mr.Clarkson, goodbye".   

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Nel quinto episodio della ventiduesima stagione di Top Gear di domenica scorsa, James May prova La Ferrari La Ferrari a Fiorano e nelle strade intorno a Maranello. Al termine del servizio, in cui May dice che La Ferrari è la migliore supercar al mondo, in studio, accanto alla "rossa" ci sono la McLaren P1 e la Porsche 918 Spyder, testate rispettivamente da Jeremy Clarkson e Richard Hammond nella precedente stagione; ed ognuno dei conduttori è convinto che la macchina con cui ha effettuato il servizio sia la più veloce nel Top Gear Track. A questo punto Clarkson - che aveva promesso di cambiare il suo nome in Jennifer se la 918 fosse stata più rapida della McLaren - chiede al pubblico se anche loro vogliono scoprire quale delle tre supercar stamperà il miglior tempo nel loro tracciato. La risposta è un fragoroso "YES" e qui scopriamo dei divertenti retroscena sul perchè questa comparativa non s'ha da fare. Clarkson dice: "Anche noi vorremmo vedere quali di queste tre supercar è la più veloce, e così per la Porsche. Ma la McLaren ha detto che la comparativa si può fare ma non nel nostro circuito". Interviene James May "ma il nostro circuito è anche il loro circuito dove sviluppano le auto". "Lo so risponde - Clarkson - e per questo so anche che la McLaren è preoccupata che nei tratti più tortuosi, la pista avvantaggi la Porsche che ha quattro ruote motrici". JM: "Pazienza, la faremo s'un'altra pista". JC: "No perchè c'è un altro problema, in Ferrari hanno trascorso gli ultimi sei mesi a dirci che loro non la vogliono fare e basta, perchè non sono interessati a tempi da 0 a 100, tempi su giro e velocità - (risate) - ma nelle ultime ultime settimane pare che abbiano cambiato idea e detto che in fondo si può fare. Poi la McLaren ha detto va bene la comparativa ma solo se la P1 è di qualcuno che l'ha già acquistata, di un privato, perchè non vogliono che gli altri si presentino in pista con gomme appiccicose e diciassette turbo. La Ferrari invece spiega che lo faranno solo se le auto arrivano direttamente dalla fabbrica".   Interviene JM: "Poco male, chiederemo a qualcuno che possiede La Ferrari La Ferrari di prestarcela". "Temo che la Ferrari ci abbia anticipato - risponde Clarkson - perchè ci hanno detto che chiunque ci presterà La Ferrari La Ferrari, non potrà mai più acquistare una Ferrari in edizione limitata”. “Mai sentito nulla del genere” sorride May. “Ridicolo – esordisce Hammond – se io producessi una di queste tre macchine la prima cosa che vorrei fare è metterla alla prova contro le concorrenti”. “E’ esattamente il motivo per cui sono state costruite – concorda Clarkson – se io fossi una maestra e La Ferrari e McLaren miei alunni, gli tirerei le orecchie”. “Ma le auto sono qui e la nostra pista è a due passi – puntualizza sornione May – facciamole girare e basta”. JC: “Si, a parte il fatto che le auto sono chiuse a chiavi e quelle lì sono guardie arrivate apposta per evitare che facciamo quello che hai proposto”. Le telecamere inquadrano il personale di sicurezza e un pubblico piuttosto basito e incredulo. “Ma non ci arrendiamo – prosegue Clarkson – c’è un signore mediorientale che ha detto che forse ce le può prestare tutte e tre, ma si chiama BinLaden ed è il cugino di quello che hanno ucciso". "Non si può giudicare un uomo dal cugino" dice Hammond. "Giusto - replica Clarkson - solo che siccome da Top Gear le cose spesso vanno storte, non vorrei dover fare la chiamata dicendo scusi signor Bin Laden abbiamo schianato la sua La Ferrari contro la sua Porsche”. Altre risate. “Seriamente però la cosa non finisce qui – conclude Clarkson - e  speriamo che lunedi mattina Ferrari e McLaren ci chiamino dicendo ok, procedete pure”. Il pubblico applaude e lo show prosegue con "A Star in our reasonably priced car". Per chi volesse approfondire ecco il video della puntata; la polemica va in scena dal minuto 28 al minuto 32  

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