MOTORI
MotoGP Test: Lorenzo e la solitudine dei numeri 1
Scritto il 2012-11-13 da Luca Bologna su Infomotogp

Fonte: Foto Marco Maria Masetti

La ressa, i gomiti alti come nel motocross. Macchine fotografiche, curiosi, giornalisti, turisti. Questa platea rumorosa e numerosa era davanti al box Yamaha questa mattina.

Erano tutti in attesa di Lorenzo, il nuovo campione del mondo, Jorge Lorenzo? No.

La ressa era per Rossi. L'eterno protagonista della MotoGP qualunque cosa accada è di nuovo al centro degli obiettivi e delle televisioni.

Nuovo, nonostante questo sia un ritorno, Vale è arrivato dopo due anni di niente e di aspettative mancate, di delusioni e di figuracce con la Ducati culminate con il decimo posto e dal doppiaggio di domenica al Ricardo Tormo, ma non fa niente. Rossi è Rossi nonostante tutto. 

E mentre Valentino inaugura la sua seconda "era" in casa Yamaha, il padrone della villetta dalla quale esce Rossi, Lorenzo, è al muretto dei box che guarda la scena. Sorride sornione, osserva i fotografi che si stanno scavalcando l'un l'altro e commenta: "Mira el campeon" (Guarda il campione). 

Pensare che quest'anno dopo una stagione magistrale fatta di gare minimo al secondo posto con sei vittorie e due zeri, dovrebbe essere lui quello da aspettare fuori dal box. 

La stagione 2014 è finita. Qual è il tuo bilancio? “Sono molto contento della mia stagione. Il bilancio è sicuramente positivo, soprattutto per l’importanza che aveva per me: era la stagione chiave, dovevo decidere il mio futuro. Lo scorso anno non ero molto contento del mio piazzamento a fine stagione; più di una volta mi sono messo seriamente in discussione perché dovevo decidere se continuare o no. Il mio target è sempre stato quello di arrivare davanti e lottare per il podio ma lo scorso anno non sempre è stato possibile. Alla fine di questo 2014 invece sono contento perché è successo ciò che volevo. Ho fatto cambiamenti importanti e anche molto difficili a inizio stagione, hanno funzionato e ora sono felice. Quest’anno sono sempre stato lì davanti, ho fatto belle gare e belle battaglie”. Che cosa pensi della M1 di questa stagione? All’inizio non sembrava all’altezza dei rivali, ora invece ha dimostrato di essere in grado di vincere con entrambi i piloti ufficiali. “La nostra M1 è migliorata molto durante la stagione, soprattutto perché i due team hanno fatto un buon lavoro durante l’anno: Silvano, Ramon, i telemetristi e tutti i ragazzi che lavorano per me e Jorge. Insieme siamo stati capaci di migliorare la moto e renderla competitiva e vincente. È un peccato che questo sia successo solo alla fine, perché nelle prime gare abbiamo accumulato un gap troppo grande. Sarebbe stato bello iniziare la stagione con il potenziale attuale. Ma va bene così! Ciò che importa è che siamo cresciuti e che ora la moto è competitiva. Anche i test a Valencia sono stati positivi ed è interessante, ora, pensare alla prossima stagione!”. I numeri parlano chiaro: la tua stagione è stata eccezionale. Come pilota ma anche come uomo, che cosa significa essere tornato a questi livelli?  “Essere tornato a giocarmi la vittoria a ogni week-end è senza dubbio una grandissima soddisfazione, sia come pilota sia come uomo. Gli ultimi anni sono stati piuttosto complicati. I due anni con la Ducati sono stati difficilissimi, mentre l’anno scorso è andata molto meglio, ma non riuscivo a esprimermi al meglio. Per questo ho dovuto fare scelte difficili, coraggiose e anche rischiose. Ritrovarmi a Valencia quest’anno con tanti podi, due vittorie e, soprattutto, dopo essermi divertito a lottare così spesso con Lorenzo e Márquez è davvero una grande soddisfazione”. Qual è stato il momento più bello della stagione? “Il momento più bello è stato certamente la vittoria a Misano, di fronte a tutti i miei tifosi. Sono riuscito a tornare sul gradino più alto del podio in una gara in Italia dopo 5 anni dall’ultima vittoria ed è stato fantastico! Ho amato quella gara. Mi sono divertito molto e ho provato davvero belle emozioni. In realtà mi sono divertito ancora di più nella seconda vittoria della stagione, in Australia, perché a Misano ero troppo emozionato e non sono riuscito a “godermela”. Invece a Phillip Island sono riuscito ad apprezzare il primo posto. Mi sono divertito e mi sono gustato la vittoria”. Dopo la “parentesi” in Ducati, ora sono passate due stagioni dal tuo ritorno in Yamaha. “Nel mio cuore io mi sento al 100% un pilota Yamaha. Ho avuto una lunga carriera, ho corso con diverse moto “factory” ma i momenti più belli sono senza dubbio legati a Yamaha. Mi trovo perfettamente a mio agio con il team, mi piace molto la M1 e sono felice di avere rinnovato per altri due anni. Ne approfitto per ringraziare tutti i ragazzi che lavorano al progetto MotoGP e che mi hanno permesso di ottenere questi risultati. Ringrazio tutti. È davvero un piacere lavorare con loro”. Ti sei allenato duramente per tornare a essere vincente. Hai passato tante ore in palestra. Quanto è difficile reagire mentalmente all’assenza di risultati? Soprattutto per un pilota che, come te, ha vinto tanto… “Secondo me il segreto sta nel capire se vuoi ancora fare parte del gioco. Devi dimenticare tutte le vittorie che sei riuscito ad ottenere in passato, devi avere grande umiltà ed essere consapevole che più vai avanti e più devi lavorare. Se invece ti siedi sugli allori e pensi ai nove mondiali e alle gare vinte, oppure che il tuo modo di guidare vada bene così, beh, tanto vale rimanere a casa! Lo sport, gli avversari, le gomme e le moto cambiano e tu non puoi stare fermo a guardare. Devi metterti in testa di lavorare sempre di più e sempre più forte”. La storia di questo sport insegna che tanti piloti di talento, alle prese con momenti negativi, si sono arresi. Quanto sono importanti le motivazioni? “Secondo me le motivazioni sono molto importanti, direi fondamentali. La domanda che ci si deve porre è ‘perché si corre?’ Io corro perché mi piace, perché provo un grande gusto quando lo faccio. Mi piace mettere a posto la moto e mi piace guidarla in pista. Questo significa che le motivazioni sono ancora altissime, anche dopo tanti anni”. L’anno scorso hai detto che ti eri messo in discussione come pilota, ma quanto lo hai fatto veramente? Credevi davvero di non essere più in grado di lottare per la vittoria? ”Mettersi in discussione non vuol dire non crederci più. Non ne avevo la certezza, ma ero abbastanza convinto di potere fare molto meglio. Sono tanti anni che corro contro piloti fortissimi. Spesso mi hanno fregato ma ancora più spesso li ho fregati io! Quando hai trentacinque anni e i tuoi avversari ne hanno dieci in meno, e soprattutto sei reduce da tre stagioni difficili, allora è necessario farsi un esamino di coscienza e pensare che il problema possa essere anche tu!”. Nella seconda parte di stagione hai lanciato un messaggio chiaro ai tuoi principali rivali: il prossimo anno ti batterai con loro fin dalla prima gara. Continui a pensare al tuo decimo titolo mondiale? “Io ci credo, l’ho sempre detto. Dopo quest’anno, ci credo ancora di più. Perché siamo lì, siamo vicini. Certo, non sarà facile, perché Lorenzo l’anno prossimo sarà più forte e soprattutto perché quest’anno Marquez ha vinto tredici gare... dieci più di me... La differenza è tanta. Per colmare questo gap devo lavorare ancora di più su me stesso, lavorare meglio con Silvano e, certamente, anche Yamaha ci deve dare una mano. Quest’anno, soprattutto all’inizio, la Honda era più competitiva di noi e la prima metà della stagione è stata fin troppo facile per Marquez. Se lo vogliamo mettere in difficoltà, dobbiamo stargli più vicini fin dall’inizio”. A proposito di Marquez, quando tu vincevi con la Honda tutti dicevano che era grazie alla Honda, ma nessuno lo ha mai insinuato nei confronti di Marquez. Perché, secondo te? “Ricordo che a quel tempo mi dispiaceva sentire questo tipo di commenti. Quando si vincono così tante gare, lo si fa insieme; è una simbiosi che cresce fra il pilota e la moto. La moto può anche essere la più veloce tra tutte quelle in pista, ma il pilota può fare la differenza. Quando vincevo io, dieci anni fa, tutti pensavano che fosse grazie alla moto. Mi spiaceva, ma oggi devo ringraziare tutti quelli che lo pensavano perché è grazie a loro se sono passato in Yamaha ed è stato un grandissimo gusto dimostrare a tutti che potevo vincere anche con un’altra moto. Perché non sia successo a Marc, non lo so. Forse sono semplicemente cambiati i tempi”. Sono passati tanti anni dal tuo esordio nel Motomondiale. Quando ti guardi indietro, che cosa vedi? “Una grandissima gioia. Gioia di essere pilota e di aver vinto tantissimo. Ho vinto gare e mondiali che proprio mi hanno fatto godere! Ho ricordi molto positivi quando penso alla mia carriera”. E quando guardi avanti, oltre i prossimi due anni, che cosa vedi? Sarai maggiormente coinvolto nei tuoi attuali progetti come il Team di Moto3, la VR|46 Academy, la pista al Ranch? “Sono tutti progetti bellissimi. Sono contento, è chiaro. Stare insieme a questi ragazzi mi piace molto, ci divertiamo ed è bello pensare al futuro. Mi spiace solo che a un certo punto io dovrò smettere di correre... Il Team, l’Academy mi saranno d’aiuto e serviranno a non farmi mancare le corse, ma non sarà la stessa cosa”. Durante l’ultima conferenza stampa a Valencia, tutti i piloti hanno lodato i tuoi successi sportivi. Per molti di loro sei un mito, un pilota straordinario. Indubbiamente ti procura orgoglio, ma c’è anche un po’ di malinconia? Come vivi questo essere ‘mito’? “È motivo di orgoglio, naturalmente. Certo mi piacerebbe molto di più avere venticinque anni e non trentacinque, ma sono fiero di sentire certe cose e lo sono ancora di più per averle fatte! È bello ricevere queste attestazioni di stima e di rispetto da parte dei miei avversari più giovani, sapere che alcuni di loro guardavano le gare da piccolini e facevano il tifo per me!”. Che cosa pensi dell’ultima gara a Valencia? Che cosa pensi del fatto che doveva essere un’ultima gara difficile, mentre hai chiuso con una pole position e un podio? “Valencia è sempre stata una gara difficile per me. Ho sempre lottato molto in passato per ottenere buoni risultati, ma è sempre stata una gara complicata, di conseguenza quello di quest’anno è stato un grande risultato. Ottenere la pole position e finire la gara in seconda posizione è stato davvero importante, specialmente perché la gara non era affatto facile e le condizioni erano molto pericolose. Sono rimasto concentrato e non ho commesso errori. Ho fatto una bella stagione, secondo nel mondiale, tanti podi e due vittorie. Anche i test sono stati positivi. Ora dobbiamo lavorare meglio per il prossimo anno. L’anno di Marquez è stato migliore del mio e ciò significa che dobbiamo migliorare. Durante i test abbiamo provato cose interessanti; sono stati test positivi ma non è sufficiente. Davanti a noi abbiamo un inverno ‘importante’. Dobbiamo farci trovare pronti all’inizio della prossima stagione”. Ora si stacca la spina, c’è un po’ di tempo per riposare. Come vivrai questa fase? VR: “Fatti i test finalmente si può staccare la spina davvero, ma non per molto. Devo continuare ad allenarmi! Rimarrò a casa a riposarmi e abbiamo anche qualche bella giornata in programma, come quella al Rally di Monza, il 30 novembre. Dicembre e gennaio sono i nostri veri mesi di vacanza! A me piace andare con lo snowboard in montagna, stare con i miei amici. Niente di speciale, basta stare bene e divertirsi!”. (FONTE: UFFICIO STAMPA MOVISTAR YAMAHA)

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Tito Rabat è stato il pilota più veloce in pista durante il primo dei due giorni di test a Valencia facendo segnare il miglio tempo in 1.35.287. Il pilota del Team Estrella Galicia Marc VDS ha completato un ampio programma di test a bordo Kalex Moto2 versione 2015, dichiarandosi impressionato rispetto l'ultima variante della moto sulla quale ha vinto il Campionato del Mondo Moto2 in questa stagione. Per Alex Marquez, il processo di familiarizzazione proseguito oggi a Valencia. Il Campione del Mondo Moto3 ha sfruttato al meglio le condizioni favorevoli, soleggiate e asciutte per migliorare il suo feeling con la sua Kalex Moto2. Il diciottenne spagnolo ha chiuso 13° nella classifica dei tempi, a meno di 1.5s dal tempo del suo compagno di squadra, nonostante una scivolata alla curva cinque di questo pomeriggio. "Sono andato bene oggi - ha detto Rabat - e sono molto contento della versione 2015 della Kalex. Abbiamo provato un sacco di cose come sospensioni, freni e posizione di guida, tutto quello che dobbiamo fare ora è testare e valutare per migliorare la moto in vista della prossima stagione. Sono contento dei progressi che abbiamo fatto oggi e spero di poter continuare a migliorare allo stesso modo domani". In pista anche i piloti del Team Pons con Luis Salom, Alex Rins e Edgar Pons. La loro squadra non ha comunicato i tempi, ma c'è da rilevare il gran lavoro fatto da Alex Rins per essere già pronto alla Moto2 come il suo ex compagno Alex Marquez. "E 'stata una giornata molto positiva - ha detto Rins - questo è stato il primo contatto con le condizioni reali visto il bel tempo che abbiamo trovato. In effetti è stato più difficile che a Jerez. Sono già a un punto nel quale vedo forte, con un buon ritmo, ma ora comincia a essere difficile far scendere i tempi. Ora dobbiamo continuare a lavorare per migliorare il ritmo e a concentrarci sul giro secco". A Valencia anche Mika Kallio, che con la Kalex del Team Italtrans ha provato a insidiare l'ex compagno di squadra Esteve Rabat. Il finlandese si candida subito tra i contendenti del titolo 2015.

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Solo 12 mesi fa, Maverick Vinales terminava la  sua avventura turbolenta in Moto3 da campione del mondo per iniziare i primi test nella Moto2. Dopo solo un anno nella classe di mezzo, senza titolo mondiale ma con qualche vittoria nella bisaccia, Maverick lascia la Moto2 per entrare nella classe regina dalla porta principale, da "ufficiale" Suzuki al fianco di Aleix Espargarò. Nei recenti test di Valencia, Vinales non era letteralmente nella pelle, nella sua e in quella della sua nuova tuta celeste. Maverick scalpitava chiedendo di girare in ogni condizione di tempo, e quasi a ogni ora. Vinales come sempre ha preso il suo debutto nella MotoGP "di petto", lo stesso stile che ha usato nei suoi anni in Moto3 e nella sua stagione in Moto2. Da un talento a un altro. Jack Miller all'indomani della sfida che gli è costata il mondiale della Moto3 contro Alex Marquez, nei test ha fatto la conoscenza con la sua nuova moto, la Honda Open RCV1000, una bestia inferocita in confronto alla sua vecchia Hondina Moto3, ma molto addomesticata se la paragoniamo a quella del nuovo avversario dell'australiano: Marc Marquez. Miller, insomma, dopo aver finito di "fare a botte" con il fratello piccolo dei Marquez, si ritrova direttamente allo scontro diretto con il più grande. Dalla padella alla brace. Questi due rookie di talento (ci sono anche Baz e Laverty), però, avranno a che fare a loro volta con dei piloti esperti, che potremmo definire "diversamente rookie". Si tratta di Marco Melandri e Alex De Angelis. I due hanno a loro volta da affrontare una sfida a loro volta. Per Melandri (e Bautista naturalmente) c'è da sviluppare una motol nuova che è sempre una bella avventura, ma nel frattempo ci sono anche da riprendere gli automatismi con la MotoGP, cosa che Marco ha perso tre anni fa. Melandri ha girato più che ha potuto nei test, provando anche il nuovo motore con le valvole pneumatiche. Ma c'è tanto lavoro da fare il romagnolo con il suo collega spagnolo (Bautista), sarà di nuovo in pista prima del "ban period", a fine novembre sulla pista di Jerez de la Frontera, dove ci sarà anche la Ducati col velocissimo tester Michele Pirro. Anche per De Angelis c'è una nuova sfida. Portare la ART del Team Iodaracing nel mucchio, magari per lottare con i colleghi a ridosso della zona punti. Non si tratta di una sfida banale, perché il veterano sammarinese si trova tra le mani una moto che è stata vincente tra le CRT ma inespressa (a causa dei tanti problemi elettronici) nella Open. Per la squadra di Sacchi potrebbe (forse, chissà...) arrivare anche una delle Aprilia, sempre che due moto in pista non bastino a Romano Albesiano per sviluppare la moto del 2016, quella che dovrà lottare ad armi pari con Yamaha e Honda nel campionato che verrà con i suoi nuovi regolamenti tutti ancora da scrivere. Un solo giorno di test a Valencia, è servito a De Angelis per prendere le misure con la sua nuova moto. In confronto con la Forward Yamaha che ha guidato fino a fine stagione, il sammarinese ha apprezzato la ciclistica della ART, mentre di motore ne servirebbe di più, ma in questa area come abbiamo visto a Noale (già c'è un nuovo motore con valvole pneumatiche per gli ufficiali, ma si sta lavorando anche sul cambio seamless) stanno lavorando duro.

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