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MotoGP Giappone: Rossi "Motegi mi piace"
Scritto il 2012-10-09 da Luca Bologna su Infomotogp

Fonte: Ufficio Stampa Ducati

Lo scorso anno non andò benissimo per Valentino Rossi a Motegi. Il nove volte campione del mondo, infatti, cadde al primo giro in gara, portando a casa uno zero nella prima disastrosa stagione con la Ducati.

Quest'anno, anche alla luce delle performance di Misano, si cercherà di fare meglio, come traspare dall'ottimismo di Rossi nel comunicato stampa della Ducati.

“Motegi mi piace molto - ha detto Rossi nella nota della Ducati - è una bella pista, c’è un buon “grip” e ne ho un ricordo positivo dall’anno scorso. Nel 2011 abbiamo migliorato il set-up della moto durante tutto il fine settimana e penso che avrei potuto fare una buona gara se non fossi caduto durante il primo giro. Al momento per poter pensare al podio ci manca ancora qualche decimo di passo ma nelle ultime due gare siamo comunque riusciti a girare su un ritmo costante fino alla fine e questo è positivo. A Motegi cercheremo di continuare a lavorare in questa direzione e di sfruttare il potenziale della Ducati che di solito su questa pista è molto veloce”.

Se 3 è il numero perfetto il 10 è la doppia cifra riservata ai fuoriclasse. E di profetici numeri 10, in questa ennesima bella storia che scalda il cuore firmata Valentino Rossi, ce ne sono abbastanza per sperare nell'impresa più significativa nella storia del motociclismo.  Ieri in'Argentina, VR46 ha conquistato la vittoria numero 110 in carriera dopo una rimonta epocale ed un duello di quelli tosti con Marquez, che è ruzzolato a terra nel tentativo d'intimidire il Dottore al penultimo giro. 10 è la maglietta di Diego Armando Maradona che il genio di Tavullia ha indossato sul podio. 10 sono il numero di Mondiali che Rossi potrebbe aggiudicarsi al termine della stagione raggiungendo un titolo che rincorre senza sosta dal 2010; anno dell'infortunio a spalla e gamba. 10 + 10 sono anche gli anni di carriera di Valentino il grande nel Motomondiale. Statistica che rende the Doctori il leader della classifica più anziano in 60 e passa anni di MotoGp. Molti dei tantissimi trionfi del Dottor Rossi sono stati accompagnati da numeri astrali e potenti simbologie; ed il capolavoro a Termas de Rio Hondo - per codici cifrati, tattica e strategia - potrebbe essere una delle vittorie più significative di sempre, con una serie di coincidenze numeriche impossibili da ignorare.

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La dinastia dei Marquez - con Re Marc in MotoGp e il principino Alex nelle classi minori - è stata cresciuta e programmata per conquistare, divertendosi, tutto il conquistabile nell'universo Motomondiale. Che mai, nei suoi sessantacinque anni di storia, ha visto due fratelli in testa alle rispettive categorie. Il diciottenne Alex il titolo di Moto3 dovrà ancora sudarselo, ma tutti gli indicatori dicono che il catalano riuscirà a piegare la resistenza di Rins e Miller. Marc invece, a 21 anni e 237 giorni, dopo il secondo posto nel gran premio di Motegi chiuso davanti a Valentino Rossi e dietro a Jorge Lorenzo, è diventato il pilota più giovane di sempre a prendersi due mondiali consecutivi in MotoGp ed il primo spagnolo a riuscirci. #MM93 (Hashtag che ieri è stato il quarto "thread" più utilizzato su Twitter) è stato anche il primo alfiere Honda a laurearsi Campione del Mondo a Motegi, circuito di proprietà del colosso di Tokyo. Dopo il teatrino con il Samurai e la katana, dopo la t-shirt celebrativa e l'abbraccio on Ito, gran capo Honda, e dopo aver indossato un casco dipinto di nero e oro, Marquez ha detto un sacco di cose interessanti. La prima è legata alla sua bulimia in pista, dove un mix d'incoscienza, talento e sete di vittorie prevaricano ogni ragionamento sfociando, a tratti, nell'autodistruzione:  "Voglio vincere ancora, perchè  non è mai abbastanza. E non  m'interessano i record quanto avere una carriera sempre ad alti livelli". Marc ha poi parlato del suo stato d'animo: "Siccome rido sempre la gente pensa che tutto sia facile,  ma la pressione la sento. Meno nel 2013 perche ero un debuttante, ma adesso tutti si aspettano che non faccia mai errori". Come a dire, nonostante le dieci vittorie consecutive, i quattro titoli mondiali, i 43 trionfi in tutte le classi e tutti i record di precocità possibili in bacheca, sono un essere umano. Un essere umano e un fuoriclasse, che per arrivare in cima al mondo ha più volte rischiato di perdere tutto (crash a 300 orari al Mugello, crash a Silverstone, incidente in Moto2 dove ha quasi perso la vista) e baciato da un talento che di umano non ha quasi nulla.  Ma anche spinto da una passione che può essere paragonata, per joie de vivre, solo a quella di Valentino, unita ad una professionalità ineccepibile, una classe innata ed uno spirito di sacrificio encomiabile. Marc Marquez ha anche cambiato la direzione dello sviluppo Honda, ha dimostrato che si possono guadagnare decimi anche derapando e costretto i rivali a modificare il proprio stile di guida per reggere il ritmo. Marquez è il motociclista 2.0; rappresenta l'evoluzione della specie e di lui dicono tutti un gran bene definendolo disponibile, gentile, ottimista e solare. Perche Marquez è rimasto fedele al suo "io" ne hai mai dimenticato i valori della sua famiglia - con cui vive tutt'ora a Cervera senza quelle fastidiose migrazioni in Svizzera e nei vari paradisi fiscali - riconoscendo che la più grande ricchezza del mondo, come scriveva Arundhati Roy nel "Dio delle piccole cose", non sono i soldi quanto gli affetti e la semplicità. Quella che può rendere un mondo estremamente complesso, competitivo, esasperato e governato anche e sopratutto da considerazioni economiche, uno splendido gioco d'affrontare a colpi di sorrisi grandi così.    

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Più di Schumacher e Prost, più di Doohan e Agostini. Più di Jordan, Lewis, Federer, Maradona, Baggio, Zidane e  Bolt. «Come il Papa» è l’iperbole di Rossi per descrivere le sensazioni provate dal podio di Misano al cospetto della marea gialla perché il 14 Settembre 2014, è un giorno che ricorderemo tutti molto a lungo, come dimostrano anche le prime pagine dei maggiori quotidiani. Il Dottore contemporaneo è un po’ come il Natale; arriva una volta l’anno per un festa piena di emozioni e poesia. Ma Valentino Rossi è anche il migliore sportivo di sempre perche è l’unico nella storia di qualunque disciplina sportiva capace di restare al top per 18 anni e 28 giorni. Un lasso di tempo straordinario dove dalla prima vittoria di Brno (18 Agosto 1996) al magico di trionfo di ieri nel circuito dedicato a Marco Simoncelli, Valentino da Tavullia ha conquistato 9 titoli mondiali, 107 gare, 192 podi e 5012 punti iridati. La storia di Rossi è un meraviglioso racconto di tenacia, classe, alta velocità, spettacolo, passione ed il bello è che l’epilogo è ancora distante. VR46 l’ha detto chiaro e tondo: «Punto al decimo mondiale; non sono mai stato così forte e la differenza rispetto a quando vincevo undici gare a stagione sono gli avversari, che adesso sono più professionali, talentuosi e preparati»   Adesso però facciamo un bel balzo indietro; saliamo sulla macchina del tempo assieme a Rossi per riflettere sul significato di 18 anni e 28 giorni – o se preferite 6601 giorni -  trascorsi in cima al mondo. Nello sport equivalgono all’eternità ma anche nella vita reale 18 anni sono davvero un bel pezzo della nostra esistenza. È il tempo in cui da neonati si diventa maggiorenni o della transizione da teen-ager a uomini. In 18 anni cambiano da un minimo di due ad un massimo di quattro Presidenti degli Stati Uniti (e su per giù 10 Governi in’Italia) e mutano gli equilibri socio-politici del pianeta. Nell’estate del 1996 non c’era Google o la moneta unica europea. L’I-Phone del tempo era lo Star Tac, internet era un’innovazione per pochi,  le televisioni erano pesanti e cubiche, Tomba era il Re delle nevi, ascoltavamo la musica sui CD, la House era quella dei Masters at Work, i graffiti non erano considerati street-art, giocavamo con la PlayStation1, guardavamo 90esimo minuto e per andare in treno da Roma a Milano servivano più di sei ore. Oggi viviamo in un altro mondo; un mondo interconnesso, velocizzato, più caldo, popolato, schizofrenico e convulso. Viaggiare costa meno, la vita molto di più e Valentino Rossi che guarda al futuro,  è uno dei pochi fili conduttori rimasti con quel passato.

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