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MotoGP: Ezpeleta "Nessun cambiamento in SBK per il 2013"
Scritto il 2012-10-11 da Luca Bologna su Infomotogp

Fonte: www.motogp.cpm

"Non ci saranno cambiamenti sostanziali alla Superbike per il 2013". Questo il messaggio fatto passare da Carmelo Ezpeleta nella tanto attesa conferenza stampa a Motegi sull'affaire Dorna-Infront.

Il capo della società che gestisce la MotoGP ha di fatto confermato le parole di Paolo Flammini dello scorso week end a Magny Cours, sottilineando come, pochissimi cambiamenti - non si sa ancora quali - verranno effettuati l'anno venturo, mentre "Un sostanziale cambiamento avverrà nel 2014". 

Tra due anni sembra, insomma, che lo sport della moto su pista come lo conosciamo potrebbe cambiare radicalmente. Tendenzialmente, la MotoGP adotterà la centralina unica, mentre la Superbike potrebbe perdere prestazioni a vantaggio di una formula realmente derivata dalla serie.

"La Superbike - ha detto entrando nell'argomento Valentino Rossi a Motegi - è un po' troppo vicina alla MotoGP, quelle moto dovrebbero essere un po' più come le stock, ovvero più vicine alle moto di serie".

A Rossi e anche agli altri piloti della MotoGP, non va giù il fatto di correre nel campionato prototipi con un limite di 6 motori a stagione, mentre nella Superbike, questo limite non esiste e in alcuni casi nella stagione appena passata, si è anche arrivati alla bella cifra di 40 motori utilizzati.

Una normalizzazione, quella del 2014, insomma, che va solo nella direzione del Dorna-pensiero, mentre non è ancora chiara quale sia la posizione della case giapponesi, con Honda in testa, ultimamente poco in sintonia con le decisioni di Ezpeleta. Il manager spagnolo, comunque, è quello che sembra avere saldamente il coltello dalla parte del manico. In Formula 1, a suo tempo, ci fu una sollevazione delle Case contro Bernie Ecclestone, che del massimo campionato delle quattro ruote ha sempre fatto il padre-padrone.

La soluzione in quel campo, fu quella di renedere le squadre (che sono in molta parte controllate dalle Case) partner nella gestione dei diritti televisivi. A questo punto, non rimane che stare a guardare come questa guerra tra giganti (Dorna Vs Case) vada a finire e quali vantaggi e svantaggi porti con se.

Dopo aver affrontato le principali attività della Dorna, dell'Irta e aver visto come la società spagnola presieduta da Carmelo Ezpeleta, sia di fatto monopolista per quanto riguarda le corse su asfalto ad alti livelli, andiamo ad analizzare il rapporto tra la Dorna e la Federazione Intermazionale del Motociclismo. Iniziamo con il dire cos'è la FIM. Nata nel 1904 sotto il nome di Federazione Internazionale Club Motociclistici, inizia la sua attività da Parigi, come un organo di organizzazione di gare francese. Il fatto di aver organizzato successivamente alcune gare di respiro internazionale, ha fatto aprire l'orizzonte al FICM verso altre federazioni straniere e questo gli ha permesso di iniziare quelle attività di dialogo e mediazione che sono proprie di un organo internazionale. Dal 1913 in poi le attività della FICM diventano sempre più intense, fino all'organizzazione dell'ISDE, la sei giorni di fuoristrada che si corre ancora oggi. Con il passare del tempo le attività si sono fatte più intense in ogni campo del motociclismo. Nel 1949 inizia l'organizzazione del primo mondiale road racing e la FICM inizia a trasformarsi in FIM, la quale nel 1959 trasferirà la sua sede da Parigi a Ginevra. Da allora, dopo 800 gare disputate su pista nel motomondiale (dall'inizio a quella di Aragon) tante cose sono cambiate. Come abbiamo visto la Dorna arriva a vincere la gara di appalto per l'organizzazione del mondiale nel 1992. Da allora i rapporti con la FIM sono sempre più stretti, a volte anche troppo, ma come potrebbe essere altrimenti? Ultimamente, con la Presidenza del venezuelano Vito Ippolito (in carica dal 2006 e riconfermato nel 2010), il legame tra Dorna e FIM è sembrato ancora più stretto, al punto da far approvare delle norme per la partecipazione nel mondiale e per la sua gestione a dir poco discutibili. Dalla "regola dei rookie" fortemente voluta dall'organizzatore per limitare uno dei migliori talenti in arrivo dalle derivate di serie, Ben Spies, alla sua soppressione improvvisa per l'arrivo in MotoGP dalla Moto2 del talento assoluto e pupillo della Repsol (l'azienda petrolifera spagnola che sponsorizza la Honda e il Campionato Spagnolo di Velocità) Marc Marquez. Possiamo fare ancora una volta l'accenno alla "legge Quartararo" o possiamo citare i cambi improvvisi e a volte non sensati dei regolamenti della MotoGP, che vengono fatti in tempi brevissimi, o meglio a comando dell'organizzatore. Una di queste anomalie è certamente la classe di mezzo tra Open e Factory, fatta su richiesta della Dorna dopo accordi con la Ducati, per l'utilizzo in contemporanea delle facilitazioni di entrambe le categorie. Ducati in questo momento è un ibrido, in teoria difficilmente classificabile. Le D16 corrono con i 12 motori e i 24 litri della Open, ma con l'elettronica delle Factory (ovvero quella sviluppata da Ducati e non quella unica della Dorna by Marelli). Insomma una via di mezzo. I regolamenti, dunque appaiono scritti sempre di più sotto dettatura della Dorna che a sua volta trasmette alla FIM le sue esigenze che arrivano da chiari accordi con le Case (quelle presenti nella associazione dei costruttori, meglio nota come MSMA). Il motore unico della Moto2, che dovrebbe essere ridiscusso nel 2016, fornito dalla Honda, l'introduzione della Moto3 (qui l'esigenza in partenza era quella di eliminare il monopolio di Aprilia nella 125 e di stimolare altri costruttori, come Honda e KTM), i continui cambi di cilindrata della MotoGP, insomma dietro alla stesura delle regole la "longa mano" dell'organizzatore si vede. E si percepisce anche nella SBK, presa in gestione da un paio di stagioni sempre dalla Dorna, dove l'impostazione generale del campionato è già cambiato due volte in maniera brusca e dissennata. Come già fatto per le altre parti de I Padroni delle Corse, siamo andati ad analizzare i flussi di cassa della Federazione Internazionale e quello che abbiamo trovato giustifica in qualche modo l'enorme peso della Dorna nelle decisioni dell'ente. Iniziamo con lo specificare che i dati in nostro possesso riguardano l'esercizio 2012, quando a capo della SBK c'era ancora la Infront e i Flammini, ma l'idea che possiamo farci è chiara se aggiungiamo i contributi di quella gestione alla Dorna che oggi si occupa anche delle derivate di serie. La FIM incassa dai promoter, che sono 10 per tutte le discipline del motociclismo sportivo (dallo speedway su ghiaccio all'enduro, dal motard al motocross fino ai mondiali su pista),  15.270.000 CHF (circa 12.653.122,732 Euro), mentre se scorporiamo i due mondiali SBK e MotoGP (oggi gestiti solo dalla Dorna) l'ammontare versato nel 2012 è stato 11.071.000 CHF (circa 9.173.721,137 Euro). La Dorna dunque, ad oggi è il maggiore contributor delle casse della FIM, con i 3 quinti del suo budget. E' inevitabile quindi una profonda influenza dell'organizzatore spagnolo nelle decisioni regolamentari dell'ente internazionale che dovrebbe invece essere super partes. La FIM si trova nella condizione di dover subire i voleri di Madrid anche in virtù dell'accordo di organizzazione del mondiale MotoGP che dovrà essere ridiscusso nei prossimi anni, non può battere i pugni sul tavolo per opporsi in alcun modo. Le cifre versate dalla Dorna sono importanti e non esiste nessun'altra società così organizzata e con le spalle larghe in termini finanziari, da poter essere chiamata a sostituirla, essendo anche la società gestita dai fratelli Flammini incorporata alla Bridgepoint due anni fa.

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Questa terza parte de I Padroni delle Corse (Parte 1, Parte 2) affronterà le complesse ramificazioni di interessi nel mondo delle corse della Dorna. La società spagnola che organizza la MotoGP, infatti, non si limita a questo campionato, ma di fatto controlla, ogni anno in maniera crescente, le competizioni su pista di alto livello a livello globale. Come abbiamo avuto modo di vedere nella prima parte della nostra inchiesta, la Dorna dal 2012, attraverso l'acquisizione da parte della controllante Bridgepoint della Infront, gestisce anche il campionato del mondo Superbike. In un colpo solo, dunque, la società guidata da Carmelo Ezpeleta si è ritrovata a non avere più alcun tipo di concorrente, trovandosi in tasca anche il secondo mondiale di moto, quello riservato alle derivate di serie. Per Bridgepoint, comunque, non si è trattato di un acquisto indolore. L'operazione, come riportava Repubblica.it all'epoca, costò ben 600 milioni di euro. Naturalmente con l'operazione Infront, Bridgepoint non comprò solo la Superbike, ma anche i diritti di alcuni tra i più importanti eventi calcistici internazionali. Si tratta di una torta considerevole anche se come abbiamo visto nel 2013, a fronte dei 600 milioni spesi siano tornati al fondo inglese solo 238 milioni, come scritto sullo stesso bilancio pubblicato sul sito Bridgepoint. Per Dorna, comunque, l'arrivo nel portafoglio di Infront e di Superbike è solo un altro tassello nella conquista del controllo delle più importanti manifestazioni motociclistiche. Precedentemente, infatti, la società spagnola, aveva già messo le mani sul campionato inglese Superbike (la BSB) tramite la sua filiale Dorna UK e precedentemente aveva preso il controllo del CEV, il campionato spagnolo velocità, che ha valore di campionato europeo dalla scorsa stagione. Proprio il CEV sta facendo parlare di se in questi mesi, grazie e soprattutto a due aspetti: la visibilità che da a chi ci corre e la famigerata "legge Quartararo". Il primo aspetto riguarda la convenienza di correre nel CEV rispetto ad altri campionati. Noi di Infomotogp.com ne avevamo già parlato confrontando i costi del campionato spagnolo a quelli del CIV (leggi QUI), poi c'è il fatto visibiltà per squadre e piloti che godono in Spagna di copertura televisiva nazionale su emittenti di primo piano e internazionale con SKY in Italia (che segue anche il CIV). Il secondo aspetto riguarda la norma detta "legge Quartararo" istituita dalla FIM ad hoc per il pilota francese Fabio Quartararo che vincerà per la seconda volta il CEV in questa stagione. Con la nuova norma il pilota del CEV che vinca il titolo, potrà correre nel mondiale anche se non ha raqggiunto l'età minima di 16 anni prevista dal regolamento. Grazie a questo escamotage, Quartararo potrà correre dalla prima gara il mondiale 2015 della Moto3 in Qatar il 29 marzo, senza dover aspettare di compiere gli anni il 20 aprile. L'enorme peso del CEV in Europa è palese, al punto da far perdere interesse ad altre Federazioni di organizzare un proprio campionato. In Francia si organizzano campionati per i giovanissimi, ma non una vera e propria serie nazionale, niente in Portogallo, poi c'è la FMI con il CIV che è una mosca bianca fuori dall'egida Dorna, ma con un livello decisamente più basso rispetto al CEV. Ma non basta. La Dorna sembra voler espandere sempre di più la sua influenza sia a livello europeo che globale. E' recente, del 22 agosto, la notizia dell'introduzione della Moto3 nel campionato tedesco velocità, l'IDM. Si tratta di una apertura interessata da parte degli organizzatori tedeschi verso una nuova categoria che deve essere secondo il presidente dell'ADAC (la federazione tedesca) Hermann Tomczyk un prolungamento del monomarca KTM che è stato introdotto quest'anno. Sarà un caso che la casa austriaca sia presente da anni nel paddock della MotoGP, prima come squadra in 125 e 250, poi nella Moto3 (dove vince da subito e dove è ancora leader con Jack Miller), oltre che con il trofeo RedBull Rookies Cup che schiera ancora delle KTM affidate alle promesse mondiali del motociclismo. Non solo la KTM è tra quelle case che entrerà nella classe regina nel 2017, secondo una lettera di intenti spedita da Mattinghofen alla Dorna solo pochi giorni fa. Le bandierine della Dorna, sono però, anche più lontane del vecchio continente. Lo scorso anno, infatti, è stato istituito lo Shell Advance Asia Talent Cup. Si tratta di un monomarca con delle Honda Moto3 che mette in pista i talenti del sud est asiatico (Malesia, Thailandia e Giappone). Una trovata geniale per cercare di affezionare alla Moto3, attraverso il premio finale di un posto nel mondiale, milioni di ragazzi fino ad oggi venuti su con le corse degli scooter. L'asia, poi, è il mercato di riferimento di tutti i costruttori che vendono volumi enormi di due ruote proprio in quelle zone. Dopo l'Asia, c'è il nuovo continente. Per creare una base unica che porti linfa (piloti, squadre e sponsor) verso la Superbike e la MotoGP, serviva un organizzatore amico. L'occasione è arrivata grazie all'ex iridato della 500 Wayne Rayney che con la sua KRAVE è riuscita a scalzare la DMG dall'organizzazione dell'AMA Superbike. La KRAVE, che ha ricevuto da subito la benedizione della Dorna, cambierà le corse negli Stati Uniti a partire dal nome che diventerà Moto America (simile a MotoGP? No...). L'interessamento di Dorna verso questa operazione non è stato mai celato, tanto Rayney e Ezpeleta hanno parlato a lungo e in pubblico di questo più volte, tanto che anche l'autorevole sito americano Cycle News cita gli interessi della società spagnola nel cambio di rotta delle corse USA. In tutta questa attività di influenza si potrebbe pensare che la Dorna abbia una forte influenza su tutte le competizioni di moto su pista di alto livello nel mondo. Ma, a tal proposito solo una sentenza dell'Antitrust Europeo è stata rilasciata. Lo ricorda il sito Superbikeplanet.com in un suo pezzo dell'8 ottobre 2012 (a pochi mesi dall'acquisizione di Infront da parte di Bridgepoint), dove cita le motivazioni del non intervento in "ci sono limitate sovrapposizioni tra le attività delle parti e al fatto che le fonti alternative di approvvigionamento sufficienti continueranno ad essere a disposizione dei clienti della nuova entità in tutti i mercati interessati." Forse, alla luce dei nuovi accordi e delle nuove influenze che Dorna ha nei vari campionati sparsi nel mondo, sarebbe gradito un nuovo parere, cosa che per ora non sembra nelle priorità dell'ente europeo.  

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