Qualcuno ricorda come lavoravamo noi giornalisti negli anni '80? Ma quali monitor con tabelle, tempi, raffronti sulla scrivania della sala stampa. Quali collegamenti visivi di ogni curva, di ogni rettilineo stando comodamente seduti. E in un'epoca nella quale non si dava risalto solo ad una classe, magari con l'intervista più o meno esclusiva al campione di turno, a quello che fa audience o fa vendere copie.
Cominciamo con le classi. La “regina” era la 500, ma prima di questa entravano in pista la 50 (poi diventata 80) la 125, la 250 e la 350. Dopo la 500, infine, c'era la gara dei sidecar.
Propedeutico a tutto il nostro lavoro erano, naturalmente, i contatti con i piloti ed i responsabili dei team. Un giro di paddock prima e dopo il loro impegno in pista. Prima per sentire gli umori, cercare di capire le strategie; dopo per avere le impressioni, le dichiarazioni. E questo si ripeteva per tutte le classi. Perché, se anche la parte del leone sui giornali la faceva la 500, gli altri non venivano relegati ad un tabellino dei tempi, spesso parziale, come avviene oggi.
Pronti, via! E qui cominciava per noi un lavoro improbo, quasi sempre fatto in squadra: il contagiri. Appiccicati al finestrone della sala stampa, ad ogni passaggio, uno scandiva i numeri dei corridori e un altro li annotava. Solo così era possibile essere costantemente aggiornati sulle posizioni calcolando, in modo empirico, i distacchi. Quello che succedeva nei tratti nascosti, te lo riferiva un collega che si era staccato ed era andato, magari con il fotografo, ad appostarsi ad una curva particolare.
Così, ad esempio, ad Imola, in sala stampa, abbiamo appreso della caduta alla curva della Tosa, invisibile dalla nostra postazione, della morte di Guido Paci, maresciallo pilota dell'Aeronautica Militare prestato alle competizioni. Per noi tutti Kojak perché calvo come il protagonista dell'omonima serie Tv, senz'altro bravo, ma soprattutto un amico con il quale molti di noi avevano pranzato poco prima del via della 200 Miglia di Imola. Perché anche questo erano le competizioni di allora: tanta umanità, tanta partecipazione di tutti a quello che veniva chiamato il “circus”. Ma di questo aspetto parleremo in una prossima cartolina dei ricordi.





















