MOTORI
Kevin Kalia e Michael Ruben Rinaldi, wild card al Mugello
Scritto il 2012-07-10 da Roberto Pagnanini su Infomoto3

Saranno Kevin Calia e Michael Ruben Rinaldi le due wild card italiane presenti in pista al Mugello questo fine settimana in occasione del GP d'Italia.

Calia, 18 anni il prossimo settembre e leader del CIV per la Moto3, porterà in pista una Honda  NSF250R del Team Elle2 - Ciatti Racing che, grazie ad una stretta collaborazione con il Team Gresini, potrà contare sugli ultimi aggiornamenti tecnici disponibili, mentre Rinaldi verrà schierato dal Team Italia Gabrielli sempre in sella ad una Honda.

Il pilota imolese oltre che essere leader nel campionato italiano, viene da una serie positiva fatta di tre vittorie nelle ultime tre gare e da una lunga esperienza agonistica che passa anche dalla KTM Red Bull Rookies Cup ma, la gara del Mugello segna in ogni caso il suo debutto assoluto nel Motomondiale.

Rinaldi invece, che di anni ne compirà 17 a dicembre, si ritrova praticamente catapultato nel "circus" direttamente dalla Sport Production dato che quest'anno la sua esperienza in Moto3 si riassume solo nei quattro appuntamenti del CIV; da dire però che il giovane riminese è stato campione italiano minimoto nel 2006, vice campione nelle miniGP nel 2008 e 2009,  e che lo scorso anno si è aggiudicato la Coppa Italia Velocità con cinque vittorie su sei appuntamenti.

"Sono molto emozionato, questo è il mio debutto nel mondiale! - ha dichiarato Kalia - Sentimenti a parte, sono estremamente determinato e consapevole dell'ottimo lavoro svolto con la squadra nel CIV. Siamo primi in campionato e abbiamo dimostrato di essere competitivi in ogni condizione. Anche se il mondiale è un'altra storia, sono sicuro che potremo fare una bella gara!"

Con la partecipazione di Calia e Rinaldi, la presenza dei piloti italiani alla gara del Mugello sale a 8; a quelli in "pianta stabile" come Romano Fenati, Alessandro Tonucci, Luigi Morciano, Niccolò Antonelli e Simone Grotzkjy Giorgi, si aggiunge anche Riccardo Moretti che da questo appuntamento sostituirà Marcel Schrotter in sella alla Mahindra.

La vittoria di Romano Fenati al termine del Gran Premio della Repubblica Argentina, corso nel week end appena trascorso, ha senza ombra di dubbio riacceso entusiasmo nei tifosi ed appassionati italiani di motociclismo che, da tanto, troppo tempo, non vedevano sventolare un tricolore sul pennone più alto del podio, ed anche se l'inno di Mameli è stato sostituito dalla Marsigliese, noi non ci faremo, per cosi poco, rovinare la festa ... Questa vittoria però, ci da anche lo spunto per alcune riflessioni che vengono da lontano; una considerazione in ogni caso la si deve prendere subito per buona e cioè che, il buon Fenati, se pur maturato e cresciuto negli ultimi due anni, era pronto per vincere anche nel 2012 quando appunto il suo GP, quello di Jerez, lo aveva portato a casa. Cosa è cambiato dunque? Non molto si fa per dire, soltanto la squadra, la moto, il capotecnico, il team manager, il "privato" contro il "pubblico" ... Valentino Rossi contro la FMI. Non c'è polemica in questa considerazione, c'è soltanto lo stato dell'arte e la vittoria di Romano Fenati non fa altro che confermare, purtroppo, che il Progetto Team Italia non sembra decollare adesso come non lo ha fatto in passato, e per passato non intendiamo gli ultimi due anni, ma già da quando riapprodò nel mondiale nel 2011 sulle ali del progetto JGP Racing Team. Il pilota ascolano vinse appunto a Jerez de la Frontera dopo aver colto un secondo posto in Qatar nella gara di apertura del Motomondiale; è vero, era tutto nuovo, anche la Moto3 lo era, ma lui c'era, e c'era anche quando conquistò il suo primo podio a Misano nel CIV nel 2010, c'era lui  ed il suo talento.  Adesso però Romano, preso in dote da Valentino insieme a un altro pilota di buone qualità come Bagnaia, finito al tempo con non poche forzature nella squadra azzurra, può contare su ciò che serve veramente ad un giovane per crescere e cioè, una buona moto, un capo tecnico di esperienza, e Rossano Brazzi ne ha da vendere, ed una struttura con un management da fare invidia. Ma lo stesso si può dire dell'ottimo lavoro portato avanti da Fausto Gresini e dal suo team con Niccolò Antonelli ed Enea Bastianini; ma non ci volevano ne Fausto ne Valentino per capire questo, ci voleva solo il buon senso. E non deve essere neppure una questione di soldi se è vero che la Federazione nostrana ha sempre sostenuto che il Progetto Team Italia è un progetto a costo zero e, avendo sulle carenature sponsor importanti, si presuppone che il costo zero non incida sul budget necessario per ottenere il massimo risultato e, per massimo risultato si intende vincere; si vincere, perché se a De Coubertin bastava partecipare, ai piloti forse no e non ci si venga a dire il contrario perché il Team Italia degli anni '80 portava a casa i titoli mondiali! Verissimo, e con molta onestà bisogna riconoscerlo, che a livello di esperienza Andrea Locatelli e Matteo Ferrari, se pur talentuosi, non sono paragonabili a Fenati cosi come, almeno per il momento neppure le Mahindra sembrano poter impensierire le KTM; ma allora quale è il senso di questo progetto? Solo traghettare piloti dalla rive dell'Adriatico al mondiale per poi darli in gestione a team "privati" (Team Sky VR46 ad esempio) intesi come alternativa al "pubblico" (FMI)? Allora nasce spontanea una domanda: non sarebbe forse meglio investire lo stesso budget, sicuramente molto importante sennò il mondiale non lo corri, spalmandolo su più ragazzi al posto di concentrarlo solo due piloti, se poi il loro destino è comunque quello di andare a correre, e vincere se possibile, in un team differente? Una sorta di "pubblico-privato" contro la crisi direbbe qualche economista ... con una azione di controllo vero sule attività svolte, lasciando fare il lavoro a chi il lavoro lo sa fare? Il Team Italia non può essere solo un'operazione per dare visibilità e da questo trarne consensi, deve essere prima di tutto un progetto sportivo con investimenti proporzionati ai risultati perché, mentre per un privato imprenditore fare e gestire comporta dei rischi anche economici pagati in prima persona, per quella che è a tutti gli effetti una struttura pubblica, tutto questo si trasforma in un danno per molti.  Ora però c'è anche un'altro aspetto della situazione e cioè che Valentino sembra abbia preso molto a cuore la situazione del vivaio nazionale; Fenati, Bagnaia e Morbidelli nel mondiale, Migno, Bulega e Luca Marini nel CEV, e non nel CIV  e ci sarà un motivo, la dicono lunga sulle sue reali volontà del pluri campione mondiale che guarda lontano; oltre al danno infatti, ci potremo trovarci di fronte anche alla beffa perché se a qualche talentuoso pilotino nostrano in erba, gli venisse proposto di correre nel Team Italia o nel VR46, secondo voi cosa sceglierebbe?

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Continua ad evolvere la NSF 250 affidata al team Estrella Galicia. La moto che viene dalla HRC e che è stata pensata per battere le KTM nella classe cadetta è nella sua definizione finale ai test di Jerez de la Frontera. I piloti Alex Marquez e Alex Rins hanno a disposizione una versione decisamente migliorata dell'embrione visto nei test della fine del 2013 e dell'inizio del 2014. Talmente migliorata da essere la migliore nell'ultimo giorno di test a Jerez nella seconda seesione esclusiva, con Alex Marquez davanti ad altre due Honda, quelle di Efren Vazquez e John McPhee, con il tempo 1.46.359, relegando la prima delle KTM al quarto posto. La nuova Honda è cresciuta parecchio e da quanto è possibile vedere da fuori, in primo luogo nella parte aerodinamica, più affinata nella zona del cupolino e nell'impianto di scarico, che non è più a fetta di salame ma ora adotta due silenziatori paralleli sotto al codino. La soluzione del doppio terminale è stata approntata probabilmente per passare indenni la prova fonometrica, ma il risultato è comunque gradevole. Lievemente ridisegnata anche la presa d'aria sul cupolino che serve l'airbox posto davanti al serbatoio alimentato da due condotti in carbonio che sfiorano le travi del telaio. Quello che stupisce di più della nuova Honda, comunque, non è la parte tecnica, ma quella economica. La NSF 250 sembra abbia un costo elevatissimo, ben superiore a quello della KTM di più del doppio. Una Moto3 d'oro, dunque, decisamente lontana dai principi ispiratori della classe cadetta del mondiale a 4 tempi, che doveva sostituire la 125 a due tempi con moto più economiche. Alla terza stagione di vita, a quanto pare, la Moto3 ha ritrovato i vizi della due tempi, diventando addirttura più cara delle vecchie e veloci Aprilia RSA, che costavano poco più di 100.000 euro.

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E' stato presentata on line sul sito www.teamitaliafmi.com la squadra che difenderà i colori della della Federazione Motociclistica Italiana per il 2014. Sarà impegnato nel mondiale Moto3 e nell'Europeo Superstock. Quattro i piloti: Matteo Ferrari e Andrea Locatelli in Moto3 Marco Faccani e Andrea Tucci per la Superstock. il Team Italia impegnato nella Moto3 avrà a disposizione due Mahindra, moto indiane sviluppate e costruite dalla factory svizzera Suter. "Il Team Italia - ha detto il Presidente della FMI Paolo Sesti - è la punta di un iceberg del nostro progetto Talenti Azzurri, un programma che parte dalle Minimoto fino ad arrivare all'attività agonistica internazionale".  

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